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		<title>Home</title>
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		<description>DisarmiAMO la Pace</description>
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			<description>deposito militare radioattivo a Novara</description>
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			<content:encoded><![CDATA[ <p><strong><font style="BACKGROUND-COLOR: yellowgreen">deposito militare radioattivo a Novara</font></strong></p><p>Novara: nel quartiere di Sant'Agabio scoperto deposito radioattivo.</p>
<p>Un centro di revisione motori dell'Aeronautica Militare, unità distaccata della base Aerea di Cameri risulta essere stata per decenni un luogo in cui erano stoccate 15 turbine degli F-104 ( le tristemente note bare volanti), risultate radioattive e quindi pericolose per la cittadinanza.</p> ]]></content:encoded>
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			<dc:date>2008-07-31T20:04:00+02:00</dc:date>
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			<description>&amp;nbsp;nel 2007 Italia ottava per spesa militare, settima per export di armi</description>
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			<content:encoded><![CDATA[ <p><strong><font color="brown"> nel 2007 Italia ottava per spesa militare, settima per export di armi</font></strong></p><p>E’ cresciuta in un anno del 6% e nel 2007 la spesa militare mondiale sfiora i 1400 miliardi di dollari in valori correnti – pari a 1214 miliardi in valori costanti – raggiungendo così la nuova cifra record dagli anni della Guerra Fredda. Unimondo analizza in anteprima in Italia i dati del Sipri Yearbook 2008, il rapporto annuale dell’autorevole Istituto di ricerca della pace di Stoccolma che segnala come la spesa militare è aumentata negli ultimi dieci anni del 45% e corrisponde oggi al 2,5% del prodotto interno lordo mondiale registrando un incremento da 184 a 202 dollari per ogni abitante del pianeta. Un incremento definito "eccessivo e osceno" da Jayantha Dhanapala, membro del Sipri ed ex Sottosegretario generale delle Nazioni Unite per il disarmo. </p>
<p>Poco meno della metà, il 45% per l’esattezza, della spesa militare mondiale è ricoperta dagli Stati Uniti a seguito non solo delle operazioni militari in Afghanistan e Iraq ma dell’incremento di base del budget militare che in valori correnti supera i 578 miliardi di dollari – mentre in valori costanti del 2005 ha raggiunto i 547 miliardi di dollari (erano 539 nel 2006) – e si presenta come “la maggior spesa militare di Washington dai tempi della Seconda Guerra Mondiale” – riporta il Sipri. Al seguito, come ormai da diversi anni, la Gran Bretagna (59,7 miliardi di dollari in valori costanti), ma nel 2007 con 58,3 miliardi di dollari – una cifra che, avverte il Sipri, potrebbe essere sottostimata – la Cina supera la Francia (53,6 miliardi), mentre Giappone (43,6 miliardi), Germania (36,9 miliardi) e Russia (35,4 miliardi, ma la cifra potrebbe essere sottostimata) mantengono le rispettive posizioni. </p>
<p><strong><font color="brown">L’Italia mantiene l'ottavo posto per spesa militare a livello mondiale</font></strong>: con 33,1 miliardi di dollari in valori costanti (erano 29,9 miliardi nel 2006) nel 2007 l’Italia sembrerebbe scavalcata nella graduatoria dall’Arabia Saudita (33,8 miliardi) ma il Sipri segnala che il dato che concerne Riyad "comprende le spese per l’ordine pubblico e la sicurezza e potrebbe essere sovrastimato". Una cifra che comunque non sorprende visto che le recenti leggi finanziarie hanno incrementato il budget militare italiano di oltre il 20% in due anni. <strong><font color="brown">Anche la spesa militare pro-capite dell’Italia si stabilizza al settimo posto</font></strong> nel mondo, ma nel 2007 sale a 568 dollari (era di 514 dollari del 2006) e, per il quarto anno consecutivo, supera di gran lunga quella della Germania (447 dollari pro-capite nel 2007). Una conferma che la spesa militare complessiva italiana da vari anni si attesta – come riportano gli stessi dati del Sipri e della Nato – attorno all’1,8-1,9% del Prodotto interno lordo. </p>
<p>In generale, in dieci anni le spese militari in America del Nord sono cresciute del 65%, quelle del Medio Oriente del 62%, quelle dell’Asia del Sud del 57%, mentre quelle dell’Africa e dell’Asia dell’est del 51%. E, sempre nel periodo compreso tra il 1998 e il 2007, l'Europa dell'Est ha registrato il più forte rialzo per queste spese, praticamente raddoppiate (+162%). E' ugualmente in questa regione che le spese sono aumentate di più l'anno scorso (+15%), mentre l’Europa Occidentale e l’America centrale sono le due regioni dove le spese militari sono cresciute meno, rispettivamente del 6 e del 14%. </p>
<p>Come conseguenza, le <strong><font color="brown">vendite di armi</font></strong> delle 100 maggiori aziende mondiali produttrici di sistemi militari (escluse quelle cinesi) sono aumentate del 9% nel 2006 rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 315 miliardi di dollari. Le società statunitensi e dell’Europa Occidentale hanno largamente dominato il mercato realizzando il 92% delle vendite di armamenti nel 2006. </p>
<p>a principale azienda mondiale produttrice di armamenti rimane anche nel 2006 la statunitense Boeing con vendite di armi per oltre 30,7 miliardi di dollari (erano 28 miliardi nel 2005), ma vede i propri profitti nel settore militare (2,2 miliardi) scavalcati dalla concorrente americana Lockheed Martin che registra 28,1 miliardi di dollari di vendite e profitti per oltre 2,5 miliardi. La britannica BAE Systems con oltre 24 miliardi di dollari di consegne militari si attesta al terzo posto nel 2006 superando le americane Northrop Grumman (23,7 miliardi), la Raytheon (19,5 miliardi) e la General Dynamics (18,8 miliardi). Con oltre 200 miliardi di dollari le 41 principali ditte statunitensi ricoprono il 63% di tutte vendite mondiali di armi (un dato che comprende sia le commesse militari americane sia le esportazioni), mentre con 92,1 miliardi di dollari 32 ditte europee hanno mantenuto il 29% dello share mondiale, otto ditte russe il 2% e il rimanente 6% rimane suddiviso tra aziende giapponesi, israeliane e indiane. Nella graduatoria delle dieci principali ditte mondiali produttrici di sistemi militari un posto di rilievo è ricoperto dalla principale <font color="brown"><strong>azienda italiana Finmeccanica</strong></font> che, pur scendendo nel 2006 al nono posto per fatturato militare – superata dalla EADS (12,6 miliardi) e dalla statunitense L3 Communications (9,9 miliardi) – con quasi 9 miliardi di dollari (8,99 miliardi) di vendite e soprattutto con quasi 1,3 miliardi di dollari di profitti supera di gran lunga la stessa BAE Systems (meno di 1,2 miliardi di profitti) e si piazza al quinto posto nel mondo e al primo in Europa per profitti legati al settore militare. L'azienda italiana mantiene queste posizioni grazie alle commesse, al limite dei vincoli della legge 185/90 come la recente autorizzazione al Pakistan per missili di contraerea del valore di oltre 470 milioni di euro, del Governo italiano che attraverso il Ministero dell'Economia e delle Finanze, ne è il principale azionista. </p>
<p>Per quanto riguarda il <font color="brown"><strong>commercio internazionale di armamenti convenzionali</strong></font> che si attesta sui 24,2 miliardi di dollari e, nonostante per la prima volta dal 2002 registri nel 2007 un decremento dell’8% – dovuto soprattutto al diminuire delle commesse militari da parte di Cina (-62%) e Emirati Arabi Uniti (50%) –, “si mantiene il trend di crescita nel lungo-periodo” – riporta il Sipri. </p>
<p>Una nostra analisi sul Arms Trasfer Database del SIPRI* mostra che sono <strong><font color="brown">i paesi dell'Unione Europea i principali esportatori di armi </font></strong>per un valore – tra trasferimenti interni tra i membri dell'Ue e esportazioni extra-Ue – che si mantiene nel 2007 sulla cifra di 10,3 miliardi di dollari ricoprendo nell'insieme il 41,9% di tutti i trasferimenti internazionali. </p>
<p>Considerando i singoli paesi, gli Stati Uniti con 7,5 miliardi di dollari nel 2007 confermano la posizione di principale esportatore mondiale per il quinto anno consecutivo. Segue la Russia che con 4,6 miliardi di dollari vede un forte decremento (erano quasi 6,5 miliardi nel 2006) dovuto principalmente al calo di commesse dalla Cina e quindi la Germania – che con 3,4 miliardi di dollari triplica l'export di armamenti rispetto al 2004 – e la Francia che con 2,7 miliardi di dollari incrementa il proprio commercio, l'Olanda che con 1,4 miliardi mantiene per il secondo anno consecutivo una posizione di rilievo e la Gran Bretagna che con poco meno di 1,2 miliardi riacquista posizioni rispetto ai due anni precedenti. <font color="brown"><strong>Nel 2007 l'Italia mantiene il settimo posto</strong></font> rispetto al 2006, e anche se i dati del Sipri, che si riferiscono principalmente a “grossi sistemi d’arma finiti”, mostrano per l’anno scorso un decremento a 562 milioni di dollari, essi vanno considerati nel contesto della forte ripresa dell'esportazioni militare italiana come viene segnalata dai recenti Rapporti della Presidenza del Consiglio sull'export di armi che riporta per il 2007 commesse e autorizzazioni di armi per oltre 2,4 miliardi di euro: commesse i cui effetti si vedranno nei dati del Sipri dei prossimi anni. </p>
<p>Per quanto riguarda<font color="brown"><strong> le importazioni di armamenti ad uso convenzionale</strong></font>, sebbene l’Asia e il Medio Oriente si confermino le maggiori aree di acquisizione, nel 2007 la Grecia, con oltre 2 miliardi di commesse per sistemi militari, sale al primo posto della graduatoria superando la Cina che passa dagli oltre 3,7 miliardi di dollari del 2006 ai poco più di 1,4 miliardi del 2007; l’India che con oltre 1,3 miliardi di dollari conferma il trend recente; la Corea del Sud che però incrementa notevolmente le importazioni di armi portandole alla cifra record dell’ultimo decennio di oltre 1,8 miliardi di dollari; e gli Emirati Arabi Uniti che invece segnano una drastica riduzione di commesse per armi passando da una media di oltre 2 miliardi del biennio precedente ai poco più di 1 miliardo nel 2007. Ma, segnala il Sipri, “i maggiori esportatori di armi all’Asia e al Medio Oriente continueranno nell’intensa competizione per acquisire nuovi ordini, che vedranno nei prossimi anni la Libia e l’Arabia Saudita ritornare ad essere tra i maggiori importatori mondiali”. Infine, avverte il Sipri, “gli embargo di armi decretati dall’Onu a forze armate non governative hanno finora fallito nel prevenire l’acquisizione di sistemi d’arma” mentre “i maggiori esportatori hanno continuato a sostenere i governi in zone di conflitto rifornendoli di armamenti”. Un fatto che conferma ulteriormente la necessità di giungere presto ad un Trattato internazionale sul commercio di armi (ATT) fortemente sostenuto dalla campagna internazionale 'Control Arms' e attualmente in esame alle Nazioni Unite.</p>
<p><strong>Giorgio Beretta</strong> </p>
<p>*Le cifre del commercio internazionale di armamenti sono riviste annualmente dal Sipri e, proprio per i continui aggiornamenti apportati al Arms Trasfer Database, i dati riguardanti i diversi anni non sempre coincidono con quelli offerti precedentemente dal suddetto Database e riportati in precedenti nostri articoli. <a href="http://www.informationguerrilla.org/rd.php/www.unimondo.org/article/view/159360/1/"  target='_blank'>http://www.informationguerrilla.org/rd.php/www.unimondo.org/article/view/159360/1/</a></p> ]]></content:encoded>
			<dc:subject>approfondimenti, default</dc:subject>
			<dc:date>2008-06-29T20:03:00+02:00</dc:date>
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			<title></title>
			<link>http://www.disarmiamolapace.altervista.org/html/pivot/entry.php?id=175</link>
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			<description>BASE USA VICENZA
SENTENZA TAR: SMASCHERATI GLI ILLEGALI</description>
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			<content:encoded><![CDATA[ <p><strong><font color="red">BASE USA VICENZA</font></strong></p>
<p><strong><font color="red">SENTENZA TAR: SMASCHERATI GLI ILLEGALI</font></strong></p><p>Un bando di gara illegittimo; il consenso del Governo definito 'extra ordinem'; «gravi dubbi sulla Vinca», la valutazione di incidenza ambientale; la mancata espressione popolare, quindi l’assenza di democrazia: le motivazioni con le quali il Tar si è espresso sulla vicenda Dal Molin, accogliendo il ricorso di Codacons e Coordinamento Comitati e inibendo il territorio alle ruspe a stelle e strisce, smascherano gli illegali. Sono coloro che vorrebbero cementificare la città del Palladio per realizzare un nuovo avamposto di guerra. </p>
<p>La sentenza dimostra quanto fondate sono le tesi dei cittadini che da due anni si oppongono alla realizzazione dei progetti statunitensi; il Tar, infatti, riconosce i pericoli ambientali e urbanistici legati alla realizzazione dell’opera. Chi ha tentato di prendere in giro la cittadinanza, ora, è stato smascherato. </p>
<p>Vigileremo sull’osservanza di questa sentenza per difendere la legalità che più volte hanno tentato di calpestare i promotori dell’opera: chi vorrebbe imporre la realizzazione della nuova base Usa ha già dimostrato il proprio disprezzo per la democrazia e i beni comuni. Ma la determinazione di tante donne e uomini di Vicenza ha portato a questo primo, importante, risultato. </p>
<p><strong><font color="red">26 e 30 GIUGNO MOBILITAZIONI</font></strong></p>
<p>«Difendiamo la sentenza del Tar»</p>
<p>Il Presidio Permanente No Dal Molin conferma le mobilitazioni indette per il 26 e 30 giugno. «Dimostreremo ancora una volta la contrarietà della maggioranza dei vicentini alla nuova base Usa», spiegano i portavoce del tendone di Ponte Marchese.</p>
<p>«La sentenza del Tar impone la sospensiva sui lavori: ora che nessuno faccia scherzi»; con queste parole d’ordine i No Dal Molin torneranno in P.za dei Signori il 26 giugno, giorno in cui il Consiglio comunale dovrebbe riunirsi per approvare la delibera che cancella l’ordine del giorno con cui la precedente amministrazione aveva acconsentito ai progetti statunitensi.</p>
<p>Il 30 giugno, mobilitazione intorno ai cancelli del Dal Molin; «la sentenza del Tar deve essere rispettata – scandiscono i No Dal Molin – e il territorio dietro questi cancelli deve restare civile». La mobilitazione del popolo contrario alla militarizzazione della città, dunque, non si ferma. Nel frattempo, domani saranno allestiti in tutti i quartieri gazebo informativi<br  /></p>
<p><strong><font color="red">Presidio Permanente, Vicenza, 20 giugno 2008</font></strong></p> ]]></content:encoded>
			<dc:subject>default</dc:subject>
			<dc:date>2008-06-23T09:43:00+02:00</dc:date>
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			<title>LA PROVINCIA CON LE ALI</title>
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			<description>di Paolo Covacich – DisarmiamolapaceL’articolo presenta un’analisi della presenza produttiva e militare nella provincia di Varese, dove si sta sviluppando un distretto industriale aerospaziale dedicato al settore militare. Inoltre la presenza della base NATO di Solbiate Olona rappresenta un ulteriore elemento della militarizzazione di questo territorio.</description>
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			<content:encoded><![CDATA[ <p><em><font style="BACKGROUND-COLOR: aquamarine" color="blue">di Paolo Covacich – Disarmiamolapace<br  /></font></em><strong><font style="BACKGROUND-COLOR: white" color="blue">L’articolo presenta un’analisi della presenza produttiva e militare nella provincia di Varese, dove si sta sviluppando un distretto industriale aerospaziale dedicato al settore militare. Inoltre la presenza della base NATO di Solbiate Olona rappresenta un ulteriore elemento della militarizzazione di questo territorio.</font></strong></p><p>La chiamano “la provincia con le ali”, ma le ali a cui si riferiscono non sono quelle che possiamo ammirare in natura, bensì quelle dei velivoli, sempre più destinati ad usi militari, che fanno della provincia di Varese il principale distretto industriale aerospaziale del paese.<br  />In un territorio che ha visto la perdita o il ridimensionamento dei grandi insediamenti industriali e la diffusione di un tessuto produttivo composto da piccole e medie aziende, si è consolidata la produzione aerospaziale che conta ben 117 imprese, di cui 69 di produzione, 27 di servizi e 21 di commercio, oltre 8.363 addetti e rappresenta il 30% dell’export nazionale del settore per un valore di 1.059 milioni di euro .<br  />Una realtà produttiva importante, che gode di un supporto politico bipartisan che garantisce commesse e finanziamenti, tra cui spiccano 2 tra le principali aziende a livello internazionale: AgustaWestland e Alenia-Aermacchi,  la cui produzione, in tempi in cui proliferano guerre e politiche di riarmo, è sempre più dedicata al settore degli elicotteri e degli aerei militari.<br  />AgustaWestland e AleniaAermacchi fanno parte del gruppo Finmeccanica, holding a partecipazione pubblica tra le più redditizie, che opera nei settori dell'aeronautica, dell'elicotteristica, dello spazio e della difesa. <br  />Lo sviluppo del settore è confermato dai dati di del bilancio 2006 di Finmeccanica : il risultato netto è stato di 1.020 milioni di €, migliore del 158% rispetto all’utile dell’esercizio 2005; gli ordini ammontano a 15.725 milioni di €, con un aumento del 2% rispetto al 2005, e per  il 56% sono riferibili al mercato militare, anche questa una percentuale in crescita rispetto all’anno precedente.<br  />E le prospettive sono fiorenti, il portafoglio ordini si attesta a 35.810 milioni di €, con un incremento di 3.696 milioni di € (+12%) rispetto al 31/12/2005, che “assicura al Gruppo una copertura equivalente a circa tre anni di produzione”.<br  />Se analizziamo i circa 12,5 miliardi di € di ricavi del 2006, si può notare come i settori portanti siano quelli dell’elettronica per la difesa (3747 milioni di €), degli elicotteri (2727 milioni di €) e dell’aeronautica (1908 milioni di €). <br  />Proprio in questi ultimi 2 settori operano le 2 aziende varesine, produttrici di punta con, rispettivamente, il 7,9% e il 4% delle esportazioni del gruppo. <br  />AgustaWestland è uno dei protagonisti tecnologicamente più avanzati e competitivi del mercato elicotteristico mondiale.<br  />Nata nel 1923, ha oggi 9 luoghi di produzione: Brindisi, Benevento, Anagni (FR), Frosinone, Cameri, Vergiate, Samarate, Sesto Calende e Somma Lombardo. Ogni sede è specializzata in una particolare tecnologia (Sesto Calende per l'aspetto addestramento-scuola-simulazioni, Brindisi per strutture metalliche di parti dell’elicottero, Frosinone per i rotori) e fa giungere i vari componenti ai centri di integrazione finale di Samarate e Vergiate, responsabili dell’assemblaggio  e dei test di funzionamento. <br  />A Samarate l’azienda occupa 876.000 mq., la superficie è collocata di fianco all’aeroporto di Malpensa ed è il luogo di riferimento per i settori commerciali, di import/export, di pubbliche relazioni e sviluppo dei progetti e dei prototipi. <br  />Gli occupati in provincia sono circa 3100, di cui:  2000 a Samarate, 800 a Vergiate, e 300 a Somma Lombardo (ex Caproni) e a Sesto Calende. <br  />Un insediamento produttivo di questa rilevanza occupazionale, seppur in riduzione e con un frequente ricorso alla mobilità, ha inevitabilmente condizionato il clima culturale e sociale è da quasi un secolo condizionato dall’azienda: Agusta partecipa, promuove o finanzia feste di paese e manifestazioni pubbliche come quelle all’aerodromo di Vergiate (la cui linea di volo ha continuità con il piazzale dello stabilimento locale di Agusta) con dimostrazioni di volo di elicotteri e della pattuglia acrobatica delle Frecce Tricolori.<br  />Nel 2000 si è realizzata la fusione industriale con l’inglese Westland Helicopters Ltd, è nata così la società AgustaWestland, presente in oltre 80 Paesi con 8.531 addetti dislocati in tutto il mondo. <br  />Le attività produttive però sono concentrate in Italia, Regno Unito e Stati Uniti. <br  />L’esercizio 2005 è stato chiuso con un valore della produzione di 2.490 milioni di Euro e con un portafoglio ordini cumulato che ammonta a 7.397 milioni di Euro, ma con prospettive di crescita del 50-60% nel periodo 2010-2012.<br  />Il segmento militare rappresenta oggi circa il 75% del totale degli ordinativi ed è destinato a crescere ulteriormente sotto la spinta della domanda statunitense e britannica. <br  />Infatti la società dispone di una vasta gamma di prodotti per usi commerciali e per la difesa, in quest’ultimo settore vengono impiegati specificamente i modelli NH90, A129 ed il Super Lynx 300, mentre l’A119 Koala, l’A109 Power, l’AW139 e l’EH101, sono sistemi altamente integrati per <br  />uso duale.<br  />Nel 2005 AgustaWestland ha consegnato 121 elicotteri, dei quali 79 per applicazioni commerciali e 42 per applicazioni militari.<br  />Mentre gli ordini, che ammontano a 4.100 milioni di € e riguardano numerosi tipi di elicotteri: <br  />l’EH101 per il Presidente degli Stati Uniti, i 70 elicotteri Future Lynx alle forze armate britanniche, gli ordini per 62 AW139 (tra cui quelli per l’aeronautica irlandese) e le 108 unità tra A109 e Grand. Minori quantità riguardano l’elicottero più piccolo prodotto da AgustaWestland, l’A119 Koala (tra essi vanno ricordati i 5 elicotteri per la Libia, oltre ai 10 A109 acquisiti dalle forze armate libiche nel gennaio 2006).<br  />Non ultimo l’apporto numerico (142 unità) portato dall’elicottero da trasporto militare medio pesante NH90.<br  />L’NH90 è il velivolo di punta di Agusta e sta avendo un vero e proprio boom di contratti, è frutto di  una coproduzione europea e sarà fornito a numerosi Paesi che gravitano nella sfera della Nato. <br  />E’ un elicottero da trasporto tattico che, a seconda delle configurazioni, può portare 20 soldati seduti con equipaggiamento, veicoli tattici leggeri e, nella versione cargo, un carico di 2500 kg. Può essere anche armato con siluri e missili antinave a lungo raggio.<br  />L’NH90 (NH significa Nato Helicopter) viene prodotto dalle NH Industries, un consorzio europeo che vede Eurocopter (Francia/Germania, un marchio comprendente EADS ed Aerospatiale) coprire il 62,5% del progetto, AgustaWestland il 32% e l’olandese Stork Fokker il 5,5%.<br  />Sono previsti contratti per 545 NH90 (445 già stipulati più 100 opzioni), che equipaggeranno 18 forze armate di 14 paesi. <br  />AgustaWestland ne produrrà 142: 50 per l’esercito italiano e 46 per la marina italiana, 20 per le forze armate olandesi, 12 per quelle portoghesi e 14 per la marina norvegese; ma con l’intenzione di ampliare il mercato come ci confermano i 10 elicotteri in versione navale per cui è in trattativa con il Governo dell’Arabia Saudita. <br  />Il costo di costruzione, mantenimento e aggiornamento di questo elicottero è elevato; l’Italia ha già stanziato nella Finanziaria del 2005 6.700 milioni di € cui vanno aggiunti 2,6 milioni di € destinati alla ricerca scientifica per il completamento dello sviluppo dell’elicottero.<br  />A fine giugno 2005 è stata annunciata un’imponente commessa per la fornitura di elicotteri EH101 (120/140 unità) nella versione US 101 per le forze armate statunitensi, cui si accompagna la scelta della Casa Bianca di fornire una flotta di 23 US101 (nella configurazione "marine one" per il proprio presidente). <br  />L’elicottero EH101 ha lunga autonomia di volo e ampia capacità di carico (può trasportare artiglieria pesante, veicoli da combattimento ‘leggeri’ o 40 soldati dotati di completo equipaggiamento). Un elicottero EH101 sarà anche in uso al Presidente della Repubblica Italiana. Altri committenti sono la marina italiana con 24 elicotteri, quella inglese con 44, l’aeronautica inglese con 22 (3 elicotteri sono già operativi nel sud Iraq in supporto al contingente britannico), le forze aeree danesi, portoghesi e giapponesi.<br  />Sono poi entrate a regime le produzioni di AW139, NH90 e SuperLynx300, tutti elicotteri con funzioni analoghe all’EH101 ma con minori capacità di carico. L’ AW139 è stato richiesto da Emirati Arabi Uniti, Oman ed Irlanda. Un SuperLynx300 è stato consegnato alla marina tailandese, mentre nella versione Lynx300 opera per le forze armate di Brasile, Corea del Sud, Germania, Gran Bretagna, Malaysia, Portogallo e Sudafrica. <br  />Numerose sono poi le collaborazioni strategiche con altri produttori elicotteristici: quali la statunitense Bell Helicopter per lo sviluppo del convertiplano BA609, e le europee Eurocopter e Stork Fokker per il programma NH90, un elicottero da 11 tonnellate per impieghi navali e terrestri. <br  />Altri accordi internazionali sono quelli siglati con importanti partners: quali Lockheed Martin e Bell Helicopter per produrre e commercializzare negli Stati Uniti lo US101, una versione dell’EH101 per le Forze Armate Americane. Collaborazioni industriali sono state avviate con Kawasaki Heavy Industries, per la produzione dell’EH101 in Giappone, con il gruppo sudafricano Denel per la produzione e commercializzazione su licenza del monomotore A119 Koala e dei bimotori A109 Power e A109 LUH, e con la cinese Avic II, nonostante l’embargo dell’Unione Europea sulla vendita d’armamenti, per la produzione, commercializzazione e supporto dell’A109 Power in Cina. <br  />L’A109, l’elicottero più prodotto da Agusta, ha aperto all’azienda il mercato asiatico e africano, oltre alla Cina è stato venduto alla Malaysia e al Sudafrica . <br  />Ognuna delle aziende sopracitate ha un know-how specifico che si traduce in parti di elicottero che vengono prodotte. <br  />Per esempio Eurocopter costruirà la maggior parte della fusoliera, AgustaWestland l’impianto di trasmissione e le pale e Stork Fokker i carrelli. Ogni azienda produrrà le parti in cui si è specializzata per tutti i 445 NH90 già venduti e l’assemblaggio finale avverrà in Germania, Francia, Italia, e Finlandia. “Ogni Paese con grossi ordini costruirà nel proprio territorio una linea d’assemblaggio per gli elicotteri, ma nessun Paese ha convenienza a produrre in proprio se le quantità sono piccole (intorno ai 20 elicotteri), ma delega l’assemblaggio ad una delle aziende del consorzio”, viene spiegato da AgustaWestland. Con questa strategia le commesse si amplificano e di conseguenza si accresce anche la produzione per AgustaWestland, Eurocopter e Stork Fokker .<br  />Vi è poi il rilancio dell'A129 Mangusta con l’ammodernamento dei 48 elicotteri dell'esercito italiano per 250milioni di €, visto il bisogno nei nuovi scenari di guerra, come sostiene Agusta, “di un elicottero che possa rispondere a molteplici necessità, incrementando la potenza di fuoco”. Elicottero simile al Mangusta è il famigerato Apache usato da statunitensi, israeliani e inglesi. Ed è per i 67 elicotteri da combattimento britannici che AgustaWestland, in cambio di 284milioni di euro, ammodernerà il sistema di visione e puntamento per una “maggiore efficacia operativa”. <br  />Sono diverse le commesse che violano la legge 185/90, come i contratti siglati con Libia, Nigeria e Malesia. AgustaWestland e la Lybian Company for Aviation Industry hanno sottoscritto un accordo per costituire la joint-venture LIATEC con sede a Tripoli, con il compito di rimettere in efficienza le flotte di elicotteri e aerei libici.  L' AgustaWestland, con l'annuncio della firma, ha ottenuto dalla Libia la commessa per 10 elicotteri A109EPower, per un contratto di 80 milioni di €, predisposti per il pattugliamento costiero. Ma l'affare ha riflessi assai più rilevanti per il business Finmeccanica in Africa: la neosocietà beneficerà di diritti commerciali per la vendita di elicotteri, assemblati localmente, fornirà manutenzione e parti di ricambio.<br  />Infine grande importanza ha l’attività after-sales, soprattutto per il comparto militare, con il training operativo dei piloti impegnati in missioni di combattimento anticarro, ricognizione armata e lotta antisommergibile. <br  />Aermacchi viene fondata nel 1913, di proprietà Finmeccanica, occupa circa 1800 lavoratori nello stabilimento di Venegono Superiore,. <br  />E’ un’azienda leader nella produzione di velivoli d’addestramento e durante gli ultimi 40 anni, si è specializzata nella produzione di aerei addestratori militari: ha venduti circa 2.000 addestratori a 40 diverse nazioni. <br  />La gamma di prodotti dell’azienda è rappresentata dai seguenti velivoli, che coprono l’intero spettro addestrativo: SF-260 selettore/addestratore primario con motore a pistoni o turboelica; M-311 addestratore basico a getto; MB-339CD addestratore avanzato e velivolo d’appoggio tattico leggero; M-346 addestratore avanzato di nuova generazione, in corso di sviluppo. Nel 2006 diventa AleniaAermacchi, sempre all’interno del gruppo Finmeccanica, sviluppa e produce, in collaborazione con AleniaAeronautica e la brasiliana Embraer, il velivolo d’appoggio tattico AM-X, recentemente posto sotto sequestro cautelativo dopo ben 13 incidenti e 5 piloti morti, e partecipa ai programmi C-27J (biturboelica da trasporto tattico militare), Panavia Tornado (aereo da caccia multiruolo) ed Eurofighter 2000 (cacciabombardieri di cui l’Aeronautica italiana ne ha acquistati 121 per un impegno di spesa complessiva di 18.100 milioni di €. <br  />Nuovi contratti sono stati siglati per un valore di 88milioni di € per la vendita di 8 velivoli MB339CD alla Malesia e di 84 milioni di $ con la Nigeria che prevede la rimessa in efficienza dei 12 MB339A in dotazione e la fornitura di ricambi, servizi di assistenza tecnica ed addestramento di piloti e tecnici. <br  />Sul versante europeo, Aermacchi e Hellenic Aerospace Industry (HAI) hanno firmato un accordo di cooperazione per l'addestratore militare M346, con il probabile auspicio di ripetere il “successo dei precedenti addestratori (venduti a Sudafrica, Zaire, Ghana, Zambia, Nigeria, Tunisia, Dubai, Argentina, Perù, Brasile, Australia e Malesia), ovvero predisporre un aereo utilizzabile come addestratore militare in Italia e in Europa, che funzioni anche come cacciabombardiere leggero.<br  />Ed è l’M346 l’aereo di punta dell’azienda, come dichiara l’amministratore delegato Cosentino: “Un aereo che sta incassando l’interesse di tutto il mondo, come una vera e propria star. Non è Aermacchi che fa pubblicità all’M-346, ma è lui che fa pubblicità ad Aermacchi.”  <br  />Il primo lotto da 15 velivoli lo ha già prenotati la Difesa Italiana mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno selezionato l'M346 per una commessa di 40 nuovi addestratori. Anche Singapore e Cile hanno avviato accordi che prevedono l'acquisto degli M346.<br  />Le prospettive rappresentate dal mercato militare aeronautico prevedono, nei prossimi anni, la crescita del segmento dei velivoli di combattimento e di addestramento avanzato e in questa direzione vanno i programmi legati all’Eurofighter e all’M346.<br  />Da una quindicina d’anni l’azienda ha sviluppato anche capacità produttive nel settore civile che dall’1-2% del fatturato nel 1988 raggiunse nel 2001, grazie ad un importante slancio produttivo, quasi il 50% del totale. Il fatturato civile tuttavia ora si è ridotto scendendo, secondo dati Finmeccanica attorno al 33% e attualmente si concentra nel progetto e nella produzione delle gondole motore per i velivoli commerciali Airbus, per il Boeing B-787 "Dreamliner" e per altri velivoli commerciali .<br  />Intorno a queste 2 aziende di riferimento si è sviluppato un indotto di piccole imprese, l’unica di medie dimensioni è la Secondo Mona, azienda produttrice di impianti per combustibile degli aerei, che saranno di supporto anche per la prevista costruzione dei cacciabombardieri Joint Strike Fighter – F35   a Cameri, a pochi chilometri da qui, appena al di là del Ticino. <br  />Ma la provincia di Varese ha un ruolo importante anche nel sistema difensivo della NATO, infatti, anche se poco noto, l’insediamento militare della NATO a Solbiate Olona ha assunto una funzione di grande rilevanza strategica.  <br  />Qui ha sede il Comando Corpo di Armata di Reazione Rapida della NATO dove risiedono circa 2200 soldati appartenenti a 13 paesi: Italia (71%), Regno Unito (7%), Stati Uniti (6%), Ungheria (4%), Grecia (3%), Germania (2,5%), Olanda, Polonia, Portogallo, Spagna, Bulgaria, Slovenia e Turchia. In molti hanno già partecipato alle “missioni” nei paesi balcanici (Kosovo, Bosnia, Serbia, Albania, Macedonia), in Afghanistan ed in Iraq.<br  />A seguito di una riorganizzazione delle strutture della NATO in Europa, nel corso del 2001, i vertici NATO hanno deciso i parametri guida per fornire all’Alleanza Atlantica una rapidità di movimento, organizzazione e flessibilità di comando delle forze armate multinazionali appartenenti alla NATO in attività nel mondo: su queste modalità sono state individuate 6 basi di comando, tra cui quella italiana. Il comando di reazione rapida è in grado di gestire 4 divisioni degli eserciti più alcune unità d’organizzazione e comando per un totale di 60000 militari coinvolti. La visione della base e le molteplici attività insite la connotano come un centro di comando predisposto per la ‘guerra informatica’ (numerosi sono gli impianti con paraboliche e radar, semoventi o su strutture fisse). Come è ben descritto nel sito della base <a href="http://www.nato.int/nrdc-it"  target='_blank'>www.nato.int/nrdc-it</a>, ogni attività è collegata all’uso di computer e ad alte tecnologie di comunicazione e monitoraggio satellitare; in ‘tempo reale’, ad esempio, si sorvolano montagne e deserti, si pianificano blitz, soccorsi e spostamenti di truppe in ogni parte del globo.<br  />Nel mese di agosto 2005, per la durata di 9 mesi, 800 soldati, stanziati alla base NATO di Solbiate Olona (VA), hanno avuto il comando della spedizione militare NATO in Afghanistan: 8300 soldati provenienti da 37 paesi per la famigerata, e ormai dimenticata, guerra USA denominata “Enduring Freedom”. <br  />L’ampia ristrutturazione della caserma la porterà ad essere la prima base NATO in Italia con infrastrutture ed organizzazione della residenza pari alle grandi basi americane negli Stati Uniti ed in Europa. E’ già in atto la costruzione di quello che è chiamato “Villaggio Monte Rosa”, un vero e proprio paese, che sorge su un’area di 35 ettari, abitato dai militari e dalle loro famiglie che prevede la complessiva costruzione di 227 palazzine, 448 uffici, 3 aree briefing, sale per congressi, impianti sportivi (piscine, palestra, sauna, campi da tennis, calcio, basket), centri ricreativi, un centro medico, scuole, sportelli bancari, alcuni negozi e aree verdi, due parcheggi, uno interno per 700 auto ed uno minore esterno. Infine, sono state modificate le vie d’accesso alla caserma e costruiti nuovi check point per l’ingresso.  <br  />Ma l’obiettivo della NATO non è quello di restare un corpo estraneo, vissuto con ostilità dal territorio, quindi da alcuni anni la base NATO sta coinvolgendo con sempre più intensità le istituzioni e la popolazione, in un’ottica di militarizzazione delle coscienze e legittimazione degli interventi armati. Così, ad esempio, la partenza dei militari per l’Afghanistan è stata accompagnata dalla giornata ‘a porte aperte’ e si sono organizzati festeggiamenti con le amministrazioni comunali. Ci si è inventati pure un Christmas show, presentata come iniziativa benefica di solidarietà con la popolazione afghana.<br  />La caserma cerca anche di coinvolgere associazioni, gruppi di ex-combattenti e soprattutto studenti. <br  />Le visite delle scuole pubbliche e private, di ogni grado, nella caserma sono frequenti; e dove non è la caserma ad accogliere è la NATO ad uscire per promuovere momenti di festa e ricreativi. <br  />Questa attenzione al consenso e al proselitismo è il denominatore comune anche delle politiche aziendali di Aermacchi e Agusta: presentare un’immagine di efficienza, di modernità, di tecnologia avanzata è il modo per mistificare le reali finalità dei prodotti realizzati e delle missioni compiute, per rimuovere il dubbio elementare su quale sarà il risultato di tanta potenza devastatrice e per concentrare l’attenzione dell’opinione pubblica sull’esaltazione dell’estetica e della potenza dei velivoli realizzati.<br  />Questa domanda neppure si deve porre e la provincia con le ali decolla sulle tragedie del mondo.    <br  />Fonti<br  />Aermacchi, sito: <a href="http://www.aermacchi.it/"  target='_blank'>www.aermacchi.it/</a><br  />AgustaWestland, sito: <a href="http://www.agustawestland.com/"  target='_blank'>www.agustawestland.com/</a><br  />Bagnato Riccardo - Verrini Benedetta, Armi d’Italia. Protagonisti e ombre di un Made in Italy, Fazi editore, febb.2005<br  />Beretta Giorgio, Export armi italiane nella Relazione 2007 sulla applicazione della L.185/90, Unimondo<br  />ControllArmi Rete Italiana per il disarmo, sito: <a href="http://www.disarmo.org/"  target='_blank'>http://www.disarmo.org/</a><br  />Elio Pagani: Uno sguardo alla produzione bellica lombarda alla metà della prima decade degli anni 2000<br  />Finmeccanica, Bilancio 2006 Finmeccanica - Società per Azioni<br  />Finmeccanica, sito: <a href="http://www.finmeccanica.it/"  target='_blank'>www.finmeccanica.it/</a><br  />Nato, sito: <a href="http://www.nato.int/nrdc-it"  target='_blank'>www.nato.int/nrdc-it</a><br  />Nigrizia, sito: <a href="http://www.nigrizia.it/"  target='_blank'>www.nigrizia.it</a><br  />NOF35, sito <a href="http://www.nof35.org/"  target='_blank'>www.nof35.org</a><br  />Stefano Ferrario: Il business degli NH90 su Missione Oggi<br  />Univa: <a href="http://www.univa.it/"  target='_blank'>www.univa.it</a></p> ]]></content:encoded>
			<dc:subject>approfondimenti, default</dc:subject>
			<dc:date>2008-06-17T21:28:00+02:00</dc:date>
		</item>
		
		
		
		<item>
			<title></title>
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			<description>31 maggio 2008 MARCIA PER LA PACE
RICONVERTIRE,&amp;nbsp;DISARMARE, SMILITARIZZARE I TERRITORI(incominciando&amp;nbsp; dalla nostra provincia)</description>
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			<content:encoded><![CDATA[ <H2><font style="BACKGROUND-COLOR: yellow" color="blue">31 maggio 2008 MARCIA PER <font style="BACKGROUND-COLOR: yellow" color="blue">LA</font></font><font style="BACKGROUND-COLOR: yellow" color="blue"> PACE</font></H2>
<H2><font color="blue"><font style="BACKGROUND-COLOR: yellow"><font color="deeppink">RICONVERTIRE</font><font color="blue">, </font><font color="brown">DISARMARE</font><font color="blue">, </font><font color="red">SMILITARIZZARE</font><font color="violet"> </font><font color="darkgreen">I TERRITORI<br  /></font>(incominciando  dalla nostra provincia)</font><br  /></H2></font><p>
<table width="780" align="center">
<tbody>
<tr>
<td class="corpo" valign="top">
<div class="content" align="left">
<p><strong>
<table width="780" align="center">
<tbody>
<tr>
<td class="corpo" valign="top">
<div class="content" align="left"><strong><font color="red">
<H3><font style="BACKGROUND-COLOR: purple" color="deeppink">ore 15.00 concentramento marcia a Venegono Inferiore (VA)<br  /></font>c<font color="purple">hiesa Ns. Signore di Loreto - via F.lli kennedy (SP 233)<br  />(nei pressi di AleniaAermacchi) </font></H3>
<H3><font style="BACKGROUND-COLOR: purple" color="deeppink">ore 18.00 arrivo a Venegono Superiore (VA)<br  /></font><font style="BACKGROUND-COLOR: white" color="purple">Castello dei Comboniani - via delle Missioni</font></font></strong></H3>
<p><strong><font color="red">ore 18.00   "Oltre il ponte" Canzoni contro la guerra a cura di Luca Maciacchini<br  />ore 19.00   Intervento teatrale: Discutiamo della Pace!<br  />                    a cura dell'Associazione EdarteS-Percorsi d'Arte<br  />ore 20.30   Musica e Danze Popolari</font></strong></p>
<p> </p>
<p><strong><font style="BACKGROUND-COLOR: yellow">Vi consigliamo di parcheggiare al Castello dei Comboniani dalle ore 14.30. Vi accompagneremo alla partenza con pulmini. Il servizio pulmini è previsto anche a fine marcia  per tornare alla partenza.<br  />Possibili parcheggi anche lungo il percorso della marcia.</font></strong></p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong>NON SI PUO’ OPPORSI ALLE GUERRE SENZA GUARDARE AL LUOGO IN CUI SI VIVE</strong></p>
<p>In provincia di Varese sorgono importanti fabbriche belliche (come AgustaWestland e AleniaAermacchi) che hanno venduto elicotteri e aerei militari spesso anche a nazioni che infrangono i più elementari diritti umani. A Solbiate Olona si trova, con dichiarata volontà di ingrandirsi, un Comando di reazione rapida della NATO pronto a condurre operazioni difensive e offensive in ogni parte del mondo. Ciò rende il nostro territorio strategicamente importante nella costruzione e nel mantenimento della guerra.<br  />La nostra opposizione alla guerra, la nostra volontà di pace, che certo non si è affievolita, vuole guardare sia ai paesi lontani in cui la guerra continua, sia al nostro territorio perché non sia più complice delle vittime e delle distruzioni che sempre la guerra porta con sé.</p>
<p>“DisarmiAMO La PACE” è una rete di associazioni e singole persone che vogliono  contrastare la complicità alla guerra del territorio che abitiamo, proporre soluzioni alternative che promuovano la pace, evitare l’assuefazione alla guerra, svelando che essa non è un evento naturale inevitabile, ma che sono scelte economiche e politiche a prepararla e a condurla.</p>
<div style="CLEAR: both"></div><!-- end of 'entrycontent' --></div><br  /><br  /></td></tr>
<tr></tr></tbody></table></p></strong></div></td></tr>
<tr></tr></tbody></table></p> ]]></content:encoded>
			<dc:subject>default, iniziative</dc:subject>
			<dc:date>2008-05-22T20:45:00+02:00</dc:date>
		</item>
		
		
		
		<item>
			<title>Adesioni Marcia Pace 2008</title>
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			<description>Ecco&amp;nbsp; le prime adesioni alla marcia della Pace 2008, molte altre sono in arrivo....
per aderire inviare mail a disarmiamolapace@email.it</description>
			<guid isPermaLink="false">172@http://disarmiamolapace.altervista.org/html/home.php/html/</guid>
			<content:encoded><![CDATA[ <p><strong>Ecco  le prime adesioni alla marcia della Pace 2008, molte altre sono in arrivo....</strong></p>
<p><font style="BACKGROUND-COLOR: yellow"><strong>per aderire inviare mail a </strong></font><a href="http://www.disarmiamolapace.altervista.orgmailto:disarmiamolapace@email.it"  target='_blank'><font style="BACKGROUND-COLOR: yellow"><strong>disarmiamolapace@email.it</strong></font></a></p><p>ACLI Provinciale</p>
<p>ACLI "ACHILLE GRANDI" di GALLARATE<br  /></p>
<p>ACLI - "Coordinamento Zona GALLARATE"<br  /></p>
<p>ARCI provincia Varese</p>
<p>Arci Servizio Civile Varese</p>
<p>Ago della Bilancia - Varese- (Commercio equo e solidale)</p>
<p>Alterlist Busto Arsizio</p>
<p>ANPI Comitato Provinciale di Varese</p>
<p>ANPI Gallarate<br  /></p>
<p>Associazione Costruttori di Pace Luino</p>
<p>Associazione El Quixote di Varese</p>
<p>Associazione La Pulce Venegono Superiore</p>
<p>Associazione Videa Fagnano Olona</p>
<p>Associazione per la pace di Novara</p>
<p>Bastaguerra Milano</p>
<p>Casa editrice Costruttori di Pace Luino</p>
<p>Coop. Soc. Garibaldi - Cassano Magnago</p>
<p>Coordinamento BiciPace</p>
<p>Coordinamento Pace &amp; Solidarietà Gallarate</p>
<p>CUB Varese</p>
<p>Donne in Nero Varese</p>
<p>Emergency gruppo di Varese</p>
<p>Gruppo Impegno Missionario Germignaga</p>
<p>Gruppo Impegno Missionario Venegono Superiore</p>
<p>I.P.S.I.A (Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli) Varese</p>
<p>L'albero di Antonia - Circolo Arci</p>
<p>Laboratorio per la pace di Novara</p>
<p>Libera. Associazioni, nomi, numeri contro le mafie. Coordinamento Provinciale Varese</p>
<p>Medicina democratica di Novara</p>
<p>Missionari Comboniani Acailandia - MA- Brasile<br  /></p>
<p>Missionari Comboniani Venegono Superiore</p>
<p>PeaceGames Varese</p>
<p>Provinciale Varese di SDL intercategoriale</p>
<p>Rete 28 aprile nella Cgil Provincia  di Varese</p>
<p>Tavola per la Pace e la Giustizia del tradatese</p>
<p>Tavolo di lavoro No F35 di Novara</p>
<p>QueiBraviRagazzi Varese</p>
<p>U.I.S.P. Comitato Provinciale Varese</p>
<p>Universauser Varese</p>
<p>Varese Social Forum</p> ]]></content:encoded>
			<dc:subject>default</dc:subject>
			<dc:date>2008-05-14T13:52:00+02:00</dc:date>
		</item>
		
		
		
		<item>
			<title></title>
			<link>http://www.disarmiamolapace.altervista.org/html/pivot/entry.php?id=171</link>
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			<description>FINMECCANICA COLLOCA&amp;nbsp; ARMI... E DISOCCUPATI DI PRIMA CLASSE!</description>
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			<content:encoded><![CDATA[ <p><strong><font color="brown">FINMECCANICA COLLOCA  ARMI... E DISOCCUPATI DI PRIMA CLASSE!</font></strong></p><p>Mentre Finmeccanica e tutta la potente lobby del complesso<br  />industrial/militare italiana sta facendo carte false per far rientrare<br  />in Parlamento l'ex sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri, il<br  />Presidente e amministratore delegato della stessa Finmeccanica Pier<br  />Francesco Guarguaglini, amico e conterraneo di Matteoli di AN ma in<br  />ottimi rapporti anche con esponenti di primo piano del centrosinistra<br  />come Amato e D'Alema, e probabile confermato nella conduzione del<br  />gruppo aerospaziale, ha assunto in perfetto stile bipartisan figli e<br  />parenti di politici e militari.</p>
<p>L'elenco è molto lungo e probabilmente non completo: l'ingegnere Elio<br  />Mastella, figlio di Clemente l'affossatore del governo Prodi,<br  />l'ingegner Davide Marini, figlio del Presidente del Senato Franco<br  />Marini, Alessandro Forlani. Figlio dell'ex leader della DC Arnaldo<br  />Forlani, Caio Giulio Cesare Mussolini, ex ufficiale sui sottomarini,<br  />parente di Alessandra Mussolini eletta nel PDL. E poi ancora Guglielmo<br  />Cucchi, figlio del generale Giuseppe Cucchi segretario del Cesis e<br  />cioè organo di coordinamento dei servizi segreti, Andrea Brancosini,<br  />genero di Niccolò Pollari ex capo del Sismi, Paolo Venturosi, figlio<br  />dell'ammiraglio Guido, Fabiana Gallitelli, figlia di Leonardo<br  />Gallitelli capo di Stato Maggiore dei carabinieri, Andrea Bellini<br  />figlio del generale Bellini, Emiliano Sarmi, figlio<br  />dell'amministratore delegato delle Poste Massimo Sarmi.</p>
<p>Rete nazionale Disarmiamoli!</p> ]]></content:encoded>
			<dc:subject>approfondimenti, default</dc:subject>
			<dc:date>2008-05-08T20:59:00+02:00</dc:date>
		</item>
		
		
		
		<item>
			<title></title>
			<link>http://www.disarmiamolapace.altervista.org/html/pivot/entry.php?id=169</link>
			<comments>http://www.disarmiamolapace.altervista.org/html/pivot/entry.php?id=169#comm</comments>
			<description>1 maggio: portuali statunitensi chiudono i porti&amp;nbsp; contro la guerra
Per il primo maggio, che non è festa negli Stati Uniti, il sindacato dei lavoratori portuali della costa ovest ha indetto uno sciopero per protestare contro le guerre in Iraq e Afghanistan.</description>
			<guid isPermaLink="false">169@http://disarmiamolapace.altervista.org/html/home.php/html/</guid>
			<content:encoded><![CDATA[ <H3><font style="BACKGROUND-COLOR: yellowgreen" color="red">1 maggio: </font><font style="BACKGROUND-COLOR: yellowgreen" color="red">portuali statunitensi chiudono i porti  contro la guerra</font></H3>
<p><font style="BACKGROUND-COLOR: yellowgreen" color="red"><strong><font style="BACKGROUND-COLOR: white" color="red">Per il primo maggio, che non è festa negli Stati Uniti, il sindacato dei lavoratori portuali della costa ovest ha indetto uno sciopero per protestare contro le guerre in Iraq e Afghanistan.</font><br  /></strong></p></font><p>Per il primo maggio, che non è festa negli Stati Uniti, il sindacato dei lavoratori portuali della costa ovest, l´International Longshore and Warehouse Union, ha indetto uno sciopero per protestare contro le guerre in Iraq e Afghanistan. Delusi con il continuo finanziamento bi-partisan delle guerre, i lavoratori hanno deciso di esercitare il loro potere politico nei porti, dichiarando quella del primo maggio giornata "No Peace, No Work". </p>
<p>La risoluzione, con la quale è stato indetto lo sciopero, è stata approvata a larga maggioranza nell´ultima assemblea del sindacato, che rappresenta 42.000 operatori portuali. Determinanti sono stati gli interventi appassionati da parte dei veterani del Vietnam. </p>
<p>Ci saranno manifestazioni a sostegno nei porti di San Francisco (California), Seattle e Olympia (Washington). L´azione dei portuali ha anche l´appoggio di altri sindacati, tra cui la federazione degli insegnanti della California e dei postini di New York, oltre a quello di associazioni del movimento contro la guerra, come CodePink e Answer. </p>
<p>Di seguito la traduzione della risoluzione approvata e gli indirizzi ai quali tutti sono invitati ad inviare messaggi di solidarietà. </p>
<p>Sosteniamo i lavoratori impegnati contro la guerra! </p>
<p>U.S. Citizens for Peace &amp; Justice - Rome<br  /><a href="http://www.disarmiamolapace.altervista.orgmailto:info@peaceandjustice.itIndirizzo"  target='_blank'>info@peaceandjustice.itIndirizzo</a> e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo <br  /><a href="http://www.peaceandjustice.it/"  target='_blank'>http://www.peaceandjustice.it</a> </p>
<p><strong><br  />Risoluzione presentata all´assemblea del sindacato dei lavoratori portuali (International Longshore and Warehouse Union - ILWU) a San Francisco, California l´8 febbraio 2008</strong> </p>
<p>Premesso che </p>
<p>- il 1 maggio 2003, in occasione del Congresso dell´ILWU a San Francisco, sono state approvate delle risoluzioni per esigere la fine della guerra e l´occupazione dell´Iraq; </p>
<p>- l´ILWU è stato in prima linea tra i sindacati ad opporsi a questa guerra e occupazione sanguinosa per il dominio imperiale; </p>
<p>- nonostante tanti sindacati e la stragrande maggioranza del popolo statunitense siano ora contro queste guerre bipartisan e ingiustficabili in Iraq e Afghanistan, i due principali partiti politici, Democratici e Republicani,<br  />continuano a finanziare la guerra; </p>
<p>- milioni di persone in tutto il mondo hanno marciato e manifestato contro le guerre in Iraq e Afghanistan senza riuscire a fermarle; </p>
<p>- azioni storiche dell´ILWU presso i porti si dimostrano essere esempi limitati ma significativi di come opporsi a queste guerre come:<br  />1) il rifiuto dei lavoratori della sezione locale N. 10 a caricare bombe per la dittatura cilena nel 1978 e materiali militari per la dittatura salvadoregna nel 1981 e<br  />2) il rispettare il picchetto contro la guerra organizzato dal sindacato degli insegnanti il 19 maggio 2007 nei confronti della società di operazioni portuali Stevedoring Services of America nel porto di Oakland, California; - le minacce di bombadamenti aerei statunitensi contro l´Iran o possibili azioni militari in Syria e Pakistan rischiano di provocare l´allargamento della guerra in Medio Oriente; </p>
<p>CHE SIA QUINDI DELIBERATO CHE: È ora di alzare il livello della protesta del mondo sindacale invitando tutti i sindacati e i lavoratori negli Stati Uniti e nel mondo a mobilitarsi per una giornata "No Peace No Work" il 1 maggio<br  />2008 per 24 ore per esigere la fine immediata delle guerre e delle occupazioni dell´Iraq e dell´Afghanistan e il ritiro delle truppe statunitensi dal<br  />Medio Oriente; e </p>
<p>CHE SIA INOLTRE DELIBERATO CHE: Un forte e urgente appello per l´unità di azione sia inviato dall´ILWU all´AFL-CIO, alla "Change to Win Coalition" e a tutte le organizzazioni sindacali internazionali a cui siamo<br  />affiliati per porre fine a questa guerra sanguinosa ora e per sempre. </p>
<p>Versione originale della risoluzione in inglese:<br  /><a href="http://www.uslaboragainstwar.org/article.php?id=15428"  target='_blank'>http://www.uslaboragainstwar.org/article.php?id=15428</a> </p>
<p><br  />Indirizzi per messaggi di solidarietà: </p>
<p>Bob McEllrath, ILWU International President<br  />Fax: (415) 775-1302<br  />Email: <a href="http://www.disarmiamolapace.altervista.orgmailto:robert.mcellrath@ilwu.orgIndirizzo"  target='_blank'>robert.mcellrath@ilwu.orgIndirizzo</a> e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo </p>
<p>Melvin Mackay, ILWU Local 10 (Bay Area) President<br  />Fax: (415) 441-0610<br  />Email: <a href="http://www.disarmiamolapace.altervista.orgmailto:melmackay@aol.comIndirizzo"  target='_blank'>melmackay@aol.comIndirizzo</a> e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo </p>
<p>Mike Mitre, ILWU Local 13 (L.A./Long Beach) President<br  />Fax: (310) 830-5587<br  />Email: <a href="http://www.disarmiamolapace.altervista.orgmailto:worldports@earthlink.netIndirizzo"  target='_blank'>worldports@earthlink.netIndirizzo</a> e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo </p>
<p>Jeff Smith, ILWU Local 8 (Portland) President<br  />Fax: (503) 224-9311<br  />Email: <a href="http://www.disarmiamolapace.altervista.orgmailto:ilwu8@comcast.netIndirizzo"  target='_blank'>ilwu8@comcast.netIndirizzo</a> e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo </p>
<p>Conrad Spell, ILWU Local 23 (Tacoma) President<br  />Fax: (253) 383-5612<br  />Email: <a href="http://www.disarmiamolapace.altervista.orgmailto:local23@callatg.comIndirizzo"  target='_blank'>local23@callatg.comIndirizzo</a> e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo </p>
<p>Herald Ugles, ILWU Local 19 (Seattle) President<br  />Fax: (206) 623-8136<br  />Email: <a href="http://www.disarmiamolapace.altervista.orgmailto:ilwulocal19@qwest.netIndirizzo"  target='_blank'>ilwulocal19@qwest.netIndirizzo</a> e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo </p>
<p>Jack Heyman, Clarence Thomas, Comitato Primo Maggio ILWU Local 10<br  /><a href="http://www.disarmiamolapace.altervista.orgmailto:jackheyman@comcast.netIndirizzo"  target='_blank'>jackheyman@comcast.netIndirizzo</a> e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo <br  /><a href="http://www.disarmiamolapace.altervista.orgmailto:thomas-clarence@sbcglobal.net"  target='_blank'>thomas-clarence@sbcglobal.net</a></p> ]]></content:encoded>
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